VITA

San Bernardino nasce a Massa Marittima l'8 settembre 1380 dalla famiglia Albizzeschi (famiglia di origine senese) e lo stesso giorno venne battezzato nella cattedrale di Massa Marittima. Rimasto orfano si trasferisce a Siena dove frequenta gli studi e vive agiatamente, curato dalle zie. Aveva 20 anni quando Siena nel 1400 fu colpita dalla peste; e anche molti medici e infermieri dell’Ospedale di Santa Maria della Scala, morirono contagiati, per cui il priore chiese pubblicamente aiuto. Bernardino insieme ai compagni della Confraternita si offrì volontario, la sua opera nell’assistenza agli appestati durò per quattro mesi, fino all’inizio dell’inverno, quando la pestilenza cominciò a scemare. Trascorsero poi altri quattro mesi, tra la vita e la morte, essendosi anch’egli contagiato; guarito assisté poi per un anno la zia Bartolomea diventata cieca e sorda.

LA SCELTA FRANCESCANA

In quel periodo cominciò a pensare seriamente di scegliere per la sua vita un Ordine religioso, colpito anche dall'ispirata parola di San Vincenzo Ferrer, domenicano, incontrato ad Alessandria. Alla fine scelse di entrare nell'Ordine Francescano e liberatosi di quanto possedeva, l’8 settembre 1402 entrò come novizio nel Convento di San Francesco a Siena; per completare il noviziato, fu mandato sulle pendici meridionali del Monte Amiata, nel convento sopra Seggiano, un villaggio di poche capanne intorno ad una chiesetta, detto il Colombaio. Il convento apparteneva alla Regola dell'Osservanza, sorta in seno al francescanesimo 33 anni prima, osservando appunto assoluta povertà e austerità, prescritte dal fondatore San Francesco; e con la loro moderazione, che li distingueva dagli Spirituali più combattivi nei decenni precedenti, gli Osservanti si opponevano al rilassamento dei Conventuali, con discrezione e senza eccessi. Frate Bernardino visse al Colombaio per tre anni, facendo la professione religiosa nel 1403 e diventando sacerdote nel 1404, celebrò la prima Messa e tenne la prima predica nella vicina Seggiano e come gli altri frati del piccolo convento, prese a girare scalzo per la questua nei dintorni. Nel 1405 fu nominato predicatore dal Vicario dell’Ordine e tornò a Siena.

PREDICAZIONE                                            

La sua predicazione fu stimolo ad un forte rinnovamento per la Chiesa Cattolica e per il movimento francescano. Nelle sue prediche insisteva sulla devozione al Santissimo nome di Gesù. Si ritiene che grazie alla sua predicazione il Cristogramma JHS (Jesus Hominum Salvator) sia entrato nell'uso iconografico comune e sia divenuto familiare alla gente. Infatti, venivano fatte baciare ai fedeli che ascoltavano le sue prediche delle tavolette di legno incise con il monogramma JHS sormontato da una croce e attorniato da un sole. Il simbolo disegnato sulle tavolette era un sole d'oro in campo azzurro (l'azzurro indica l'umanità e l'oro la divinità), al centro del cerchio del sole vi erano le tre lettere JHS. Il sole ha dodici raggi e san Bernardino, in relazione al nome Gesù così lo descrive:

I Rifugio dei peccatori          II Vessillo dei combattenti       III Medicina degli infermi               IV Sollievo dei sofferenti           V Onore dei credenti

VI Splendore degli evangelizzanti          VII Mercede degli operanti           VIII Soccorso dei deboli         IX Sospiro di quelli che meditano  

X Aiuto dei supplicanti           XI Debolezza di chi contempla       XII Gloria dei trionfanti

L'uso di baciare un simbolo religioso durante la celebrazione era diffuso nel Medioevo; il simbolo religioso, solitamente la croce, rappresentava la pace e come tale veniva presentato: era ciò che è oggi la stretta di mano che si accompagna al Rito della Pace, subito prima della comunione.

ETICA DEL LAVORO

Bernardino non mancò di attenzione agli aspetti pratici della vita dei fedeli, con un'analisi innovativa e decisamente moderna.

Il suo pensiero è ricordato nella storia del pensiero economico poiché fu il primo teologo, dopo Pietro di Giovanni Olivi, a scrivere un'intera opera sull'economia intitolata Sui contratti e l'usura. Nel libro egli, come già Sant’Antonio da Padova, condanna aspramente l'usura e affronta i temi della giustificazione della proprietà privata, dell'etica del commercio e della determinazione del valore e del prezzo.

Analizza, inoltre, con grande profondità la figura dell'imprenditore e ne difende il lavoro onesto. Fa notare, infatti, che il commercio, può venire praticato in modo lecito o illecito, come tutte le altre occupazioni e non è necessariamente fonte di dannazione. Se onesto, un mercante fornisce servizi utilissimi a tutta la società: sopperisce alla scarsità di beni in una zona trasportandone da altre in cui sono abbondanti, custodisce beni limitando i danni di eventuali carestie, trasforma in prodotti lavorati le materie altrimenti grezze e inutili.

Per essere onesto, sostiene Bernardino, l'imprenditore dev'essere dotato di quattro grandi virtù: efficienza, responsabilità, laboriosità, assunzione del rischio. I guadagni che derivano ai pochi che hanno saputo attenersi a queste virtù sono la giusta ricompensa per il duro lavoro svolto, ed i rischi corsi.

Per contro, condanna senza mezzi termini i nuovi ricchi, che invece di investire la ricchezza in nuove attività, preferiscono prestare a usura e strangolano la società anziché farla crescere. Bernardino riteneva, infatti, che la proprietà non "appartenesse all'uomo", quanto piuttosto "fosse per l'uomo" come uno strumento per ottenere un miglioramento nell'insieme della società. Uno strumento che veniva da Dio e che l'uomo doveva meritare, applicare e far fruttare.

Come già ad altri importanti predicatori, a Bernardino fu particolarmente caro il tema della riconciliazione e della risoluzione di contese. Fu molto assiduo nella predicazione e molto esplicito nei contenuti, il che gli procurò diversi nemici.

Nel 1425 predicò tutti i giorni per sette settimane nella città di Siena. Gli ambienti degli usurai e quello delle case da gioco gli si dimostrarono particolarmente ostili, tanto da far intentare contro di lui un processo per eresia sostenuto a Roma nel 1427. Bernardino fu completamento prosciolto dall'accusa. Papa Martino V che lo conobbe durante il processo, ne fu molto impressionato e gli chiese di predicare anche a Roma. Bernardino predicò per 80 giorni consecutivi nella città, dedicando un impegno particolarmente attento a questa attività: scriveva e riscriveva i suoi discorsi prima di arrivare sul pulpito, sino ad essere certo della loro validità.

LA PREDICAZIONE A SIENA

Le prediche volgari sono una raccolta delle 45 prediche che il Santo, su richiesta dei Signori del Comune, tenne a Siena, in Piazza del Campo, per 45 giorni a partire dal 15 agosto 1427.

Quando il Santo giunse a Siena nell'agosto del 1427, era stanco dei suoi viaggi ed avrebbe desiderato riposare, ma per l'insistenza dei Signori iniziò a predicare il 15 agosto, Festa della Madonna. I Senesi avrebbero desiderato che lui ritornasse a Siena da Vescovo, ma Bernardino per ben tre volte nella sua vita rifiutò il Vescovado.

Poiché non c'erano, a Siena, chiese capaci di contenere tutta la popolazione, fu deciso che predicasse nella Piazza del Campo. Fu poi deciso che iniziasse all'alba, per permettere a tutti di ascoltarlo. Fu alzato un altare per la Messa tra due finestre del Palazzo Comunale; successivamente fu costruito un pulpito su quattro gambe di legno. A sinistra del pulpito fu posta una tribuna per i Priori della Signoria. A destra stavano le donne ed a sinistra gli uomini, separati da un tendone affinché gli uomini non si balestrassero con gli occhi. Il santo iniziava prestissimo a dire Messa; la piazza cominciava a riempirsi e, a Messa finita, iniziava subito la predicazione, che finiva intorno alle sette, quando aprivano i negozi e la piazza si riempiva di persone che andavano al mercato che si teneva intorno alla stessa.

Il santo scriveva anche in latino, ma predicava in dialetto, e viene allora spontanea la domanda su come hanno fatto queste prediche a giungere sino a noi.

Vi era a Siena un tal Benedetto di maestro Bartolomeo, cimatore di panni, sposato con figli, che tralasciò il lavoro per scrivere le presenti prediche, de verbo ad verbum, come lui predicava. Queste parole, riprese dal "Prologo" spiegano come mai è possibile parlare oggi dell'arte oratoria di san Bernardino da Siena, senza essere stati in Piazza del Campo.

Egli non scriveva sulla carta: inchiostro e penna d'oca mal si adattavano ad una scrittura veloce, per non parlare dei costi. Adoperava invece delle tavolette cerate su cui scriveva con lo stile a sgraffio. Con enorme risparmio perché le tavolette cerate potevano essere rispalmate e pareggiate con la parte opposta dello stile (a forma di spatola).

GLI ULTIMI ANNI : EVANGELIZZATORE E PACIFICATORE

A più riprese rifiutò la carica di vescovo, per dedicarsi appieno alla sua vocazione di missionario: nel 1427 per la città di Siena, nel 1431 per quella di Ferrara e nel 1435 per quella di Urbino. Durante la permanenza nella terra dei Montefeltro, ebbe la simpatia e la stima di Federico, futuro Duca d'Urbino, che frequentandolo ne rimarrà segnato dalla sua spiritualità per tutta la vita.

Nel 1437 divenne vicario generale dell'ordine degli osservanti. Nel 1438 venne nominato vicario generale di tutti i francescani italiani.

Non smise mai di dedicarsi, nonostante questi incarichi, all'evangelizzazione. Nel 1444, pur essendo molto malato, su invito del vescovo Amico Agnifili, si recò a L'Aquila, anche per tentare di riconciliare due fazioni che in città si affrontavano apertamente. Morì il 20 maggio in questa città.

Si racconta che la bara continuò a gocciolare sangue fino a quando le due fazioni non si furono riappacificate.

IL CULTO

Fu canonizzato nel 1450 da Papa Niccolò V. La memoria liturgica ricorre il 20 maggio.

Il corpo è conservato a L'Aquila, nella basilica a lui dedicata. Nella città il culto si manifesta soprattutto con la diffusissima presenza del monogramma IHS sulle porte degli edifici. Dal 1958 ogni anno, il 20 maggio, una scuola dalla diocesi di Siena porta in dono l'olio per tenere accesa la lanterna tutto l'anno[1].

Già prima della canonizzazione si diffusero voci sulle gesta miracolose a lui attribuite, alcune delle quali trovarono spazio in un'edizione di quegli anni della "Leggenda Aurea".

Le prediche tenute da Bernardino nei suoi viaggi furono raccolte da un suo fedele discepolo e pubblicate dopo la sua morte. Esse sono un esempio di grande interesse di letteratura sacra e testimoniano le tensioni di rinnovamento spirituale che ebbero luogo nel XV secolo. 

LA FIGURA DI SAN BERNARDINO NELL'ARTE

Dopo la morte di san Bernardino, l'ordine dei Francescani volle subito promuoverne la figura come campione di testimonianza della fede in Cristo e del potere salvifico di tale fede. La figura del santo – rappresentata per lo più mentre regge una tavoletta con il "monogramma di Cristo" - è seconda solo a quella del fondatore, San Francesco d'Assisi, nei dipinti destinati ai luoghi di culto francescani o in quelli commissionati dai tanti devoti che egli subito ebbe.

È probabile che i ritratti che abbiamo di lui siano più accurati rispetto a quelli di altri personaggi storici dell'epoca. Infatti sappiamo che, subito dopo la morte, circolava a Siena un suo ritratto. Questo venne successivamente confrontato con un calco mortuario eseguito a L'Aquila e si rivelò essere molto somigliante. È probabile che sia servito, negli anni successivi, come prototipo delle innumerevoli rappresentazioni di Bernardino. I tratti somatici del santo - con la testa calva ed il volto fortemente emaciato - appaiono quasi sempre simili tra loro. 

Una delle prime raffigurazioni di Bernardino pervenutaci, datata 1447, tre anni prima della sua canonizzazione, è data da un affresco strappato e riportato su tela proveniente dalla chiesa di San Francesco di Vercelli e conservato al Museo Borgogna

Tra le tante opere va menzionato, per la elevata qualità artistica, il ciclo di affreschi sulla Vita di San Bernardino eseguito nel 1486 da Pinturicchio a Roma nella cappella Bufalini della chiesa di Santa Maria in Ara coeli.

                           Dipinto del Pinturicchio all'Ara Coeli